Ninfa (2014/15) Evanescenze e nudi maschili (La beauté meurt aussi- 2013/2014)

Ninfa (2014 - 2015)

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                  Tra grazia fuggevole e incanto dei sensi, le creature di marmo che popolano il parco ducale sono immortalate nei dipinti di Francesca Dosi. La ricerca della pittrice, incentrata sul recupero iconografico di una memoria fragile e velata, ma destinata a perdurare, prosegue in quest’ultima serie attraverso una singolare rilettura delle sculture settecentesche realizzate dal Boudard : lo sguardo dell’artista privilegia non il rigore delle linee neoclassiche, ma l’accenno al movimento, non l’insieme scultoreo, ma le singole identità nello slancio del corpo e nell’ambiguità del volto, nel morbido avvolgersi del drappeggio e nelle direzioni prese con vigore dalle braccia e dal tronco, quasi a volere sfuggire alla pietra. A volersi disincarnare, seppur non carne, per diventare vento.

                  Se le icone della modernità, Marylin fra tutte, malinconiche divinità di una collettività prosaica che mitizzandole se ne è nutrita, erano al centro della precedente produzione di Francesca, la ninfa moderna raccontata nel saggio sul panneggio caduto di Didi-Huberman è protagonista di questa serie. Apparizioni conturbanti che si confondono nella natura e in un panneggio aereo, intriso di movimento, capaci di annidarsi nei più reconditi recessi della memoria, di trasformarsi senza sosta anche in situazioni di immobilità, adagiate al suolo o rapite da satiri e da dei, le ninfe vivono “costantemente tra la pietra e l’etere, il flusso e la stabilità” (p 15). Le velature cromatiche di Francesca ripercorrono i contorni di ciascuna scultura, grattano le superfici troppo levigate per trovare le impronte del tempo, ne accarezzano la sensualità attraverso spatole e gessi, giungendo a fare di ciascuna apparizione aria e pietra al contempo, una creatura “fuggitiva come il vento, pallida e tenace come un fossile”.

I drappeggi raccontati in immagine sono il tempo che cade e cadendo perdura. Sono il tentativo della memoria e del desiderio di fissare la grazia, di non lasciarla fuggire, di non permettere che venga rapita. Tentativo malinconico e struggente, come malinconica e raffinata è la pittura di Francesca che non si vuole urlo o condanna, ma sussurro e accenno, ricerca in profondità di una verità da svelarsi piano, con timore, perché la si sa capace di sedurre l’anima prima ancora del corpo.

La prospettiva scelta, dal basso verso l’alto, corrisponde all’ostinato tentativo di fissare un’elevazione e non una caduta, di conservare il panneggio per farne turbinio e slancio vitale sebbene sia destinato a scomparire. La caduta della ninfa nella modernità non impedisce allo sguardo della pittrice di offrirle l’etere e il volo, regalando alle creature del parco il loro posto nel vento, facendo della pietra cosa viva.  

 

Evanescenze e Nudi maschili - La beauté meurt aussi (2013/14)

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Il titolo francese della serie di nudi maschili realizzati a mano libera ed inizialmente a carboncino, La beauté meurt aussi, rimanda al documentario realizzato da Chris Marker e Alain Resnais nel 1953, Les statues meurent aussi. Alla ricerca di corrispondenze segrete tra la materia e le forme, Francesca si abbandona al sogno di un'armonia di cui coglie, pero', l'evanescenza, la tendenza a scomparire nel tempo, insegue un miraggio di eternità dell'equilibrio apollineo di cui conosce, invece, la precarietà. Le silhouettes che disegna restano delicate malgrado la forza nervosa dei muscoli ben disegnati. I visi sono nascosti o solo parzialmente svelati. Nebulosi, piegati a lato, tendono anch'essi a sparire. La bellezza dei corpi statuari è percorsa dalle tracce di una sofferenza, graffi, ferite, macchie. Lo slancio verso il cielo, la potente verticalità e l'esposizione alla luce si oppongono all'abbandono al suolo, alle forme raccolte, alla caduta di questo esseri umani in preda alla fragilità e al desiderio. La serie successiva delle Evanescenze ricompone il medesimo percorso unendo maschile e femminile in abbracci di un amore freddo, incantato e disperato. Tentativo di sopravvivenza inscritto nella materia pittorica, la pittura di Francesca Dosi è una meditazione costante dul percorso dell'essere umano, compianto malinconico e sogno di grazia concessa, svelamento e sparizione in una pittura palinsesto che è immagine e traccia a malapena visibile del suo processo di occultamento progressivo e stratificato, destinato a nutrire la memoria.